29 dicembre 2021 | 17.52

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“Il dramma è partito da marzo 2020, quando è stato dichiarato lo stato pandemico e abbiamo registrato un calo del fatturato dell’80%. Parliamo di un settore, quello della pirotecnia, che in Italia sviluppa un ricavato di oltre 600 milioni di euro con 10mila dipendenti, al netto dell’indotto, distribuiti in 2mila aziende concentrate per lo più in Meridione e in Campania, dove c’é meno lavoro. La stagionalità professionale, che va da aprile a fine settembre (gli eventi di piazza) e che più fattura, è completamente ferma per i provvedimenti normativi; quella di Capodanno, anche rivolta alle famiglie, continua a incassare disdette a lavoro già fatto”. E’ un vero e proprio grido di dolore quello lanciato all’Adnkronos dal presidente dell’Associazione Pirotecnica Italiana, Nobile Viviano.

Viviano parla di “dati che non confortano. Ritengo – precisa Viviano – che il calo dell’80% si riconfermerà anche quest’anno, con l’aggravante che la metà ameno delle 2mila aziende pirotecniche in Italia chiuderà perché già stanno sopravvivendo dal 9 marzo 2020 e continuano senza incassi ad avere costi vivi, come assicurazione, vigilanza e corrente, cui non possiamo sottrarci in qualità di aziende con licenza di pubblica sicurezza”.

E il motivo è semplice, come spiega l’imprenditore campano: “Mentre l’anno scorso per il veglione gli spettacoli pirotecnici non sono stati proprio commissionati dagli enti, già in stato pandemico, nel 2021 la richiesta è arrivata da tantissimi comuni italiani, Roma in primis. I provvedimenti a livello regionale arrivati in corsa hanno bloccato i pubblici eventi e gli spettacoli già fabbricati, confezionati e organizzati per quelle location specifiche hanno subito una disdetta. Ancora oggi stiamo ricevendo disdette e quei prodotti non possiamo riutilizzarli altrove. Rispetto all’anno scorso abbiamo ricevuto un danno doppio, con fuochi realizzati specificatamente per un comune e per un evento, con materie prime utilizzate, manodopera impiegata e magazzini pieni che non ci permettono, per ovvi motivi di sicurezza, di produrre nuovi fuochi”.

Un danno enorme, quindi. Ma non solo. “Ci ritroviamo anche la beffa – spiega ancora Viviano all’Adnkronos – perché sono banditi gli spettacoli pirotecnici che si fanno in spazi aperti, ma gli stadi sono pieni, le manifestazioni in piazza senza mascherine e distanziamento autorizzate: di fatto siamo rimasti noi gli unici untori di Coronavirus. Ricordiamo poi che le ordinanze che tanti sindaci emanano a fine anno sono illegittime: ‘contingibili e urgenti’, e quindi utilizzabili solo nel momento in cui si presenti un fatto imprevedibile. Sfido chiunque a dirmi se c’é un evento più prevedibile dei fuochi di Capodanno. Per questo ricorriamo e vinciamo puntualmente. Lo abbiamo fatto con la Raggi a Roma, vincendo al Tar del Lazio e al Consiglio di Stato, e lo facciamo in altri tribunali”.

“Il problema è che con queste ordinanze i primi cittadini vanno indirettamente ad agevolare il commercio illegale che puntualmente è presente a Capodanno. Numerosi i banchi abusivi in strada – continua – che vendono prodotti oltretutto non sicuri, internet è pieno di siti in cui viene spiegato passo passo come si produce una bomba (che non ha nulla a che fare con un innocuo fuoco d’artificio). Siamo puntualmente banditi, bistrattati, insultati da animalisti e ambientalisti, accomunati – ed è la beffa più umiliante – a petardi che mietono vittime dopo Capodanno. Da inizio 2020 non abbiamo mai visto la luce per il Covid, e in silenzio abbiamo ottemperato a tutto quanto ci veniva chiesto dal governo con provvedimenti mentre si continuava a ballare nelle discoteche, a ritrovarsi negli stadi, ad assembrarsi nelle manifestazioni”.

(di Silvia Mancinelli)